Anna Carpineti - L’arte che ritorna sui propri passi L’arte che ritorna sui propri passi è la bella definizione che Franco Gentilucci ha coniato per descrivere le opere di Anna Carpineti, artista marchigiana conosciuta per la sua capacità di creare attraverso il recupero di povere cose: antiche, o solo vecchie.
Arte Italiana 1968 2007 Pittura al Palazzo Reale di Milano Arte Italiana 1968 2007 Pittura al Palazzo Reale di Milano. La pittura esiste, è – che piaccia o no – la spina dorsale e la peculiarità della nostra storia, è necessario che si riprenda a fare i conti con lei. Insomma, considerarla è d’obbligo e duecento artisti raccolti in una mostra che ripercorre quarant’anni di storia – quasi tutti con un discreto, un buon o un ottimo gradimento del mercato, quasi tutti con collezionisti e appassionati alle spalle, quasi tutti con una storia alle spalle e una cifra stilistica riconoscibile – stanno a dimostrare nient’altro che questo
Arte Italiana 1968 – 2007 Pittura al Palazzo Reale di Milano
La pittura esiste, è – che piaccia o no – la spina dorsale e la peculiarità della nostra storia, è necessario che si riprenda a fare i conti con lei. Insomma, considerarla è d'obbligo e duecento artisti raccolti in una mostra che ripercorre quarant'anni di storia – quasi tutti con un discreto, un buon o un ottimo gradimento del mercato, quasi tutti con collezionisti e appassionati alle spalle, quasi tutti con una storia alle spalle e una cifra stilistica riconoscibile – stanno a dimostrare nient'altro che questo.
Così Maurizio Sciaccaluga scriveva per spiegare le ragioni di Arte Italiana 1968 – 2007 Pittura, una collettiva ideata per illustrare l'evoluzione della pittura italiana dalla fine degli anni Sessanta a oggi. Purtroppo Sciaccaluga, critico e curatore d'arte oltre che talent scout della giovane figurazione italiana, è scomparso improvvisamente senza poter verificare sul campo il risultato di questo ambizioso e difficile progetto, configuratosi fin dall'inizio come una scelta alternativa a quella proposta dalla programmazione delle fondazioni e dei musei italiani o dalle manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia. Dalla Pop Art italiana, all'Anacronismo, alla Transavanguardia, passando per i Nuovi Nuovi, i Medialisti, l'Officina Milanese e la scuola torinese fino alla rinascita della nuova pittura tra gli anni Novanta e l'inizio del XXI secolo, la mostra ricalca negli intenti quello che aveva già fatto Tristan Sauvage, pseudonimo di Arturo Schwarz, nel volume Pittura italiana del dopoguerra 1945-1957. La mostra, suddivisa in quattro sezioni corrispondenti ciascuna ai decenni considerati, propone infatti non solo esponenti della storia dell'arte del calibro di Alighiero Boetti, Sandro Chia, Giorgio De Chirico, Domenico Gnoli, RenatoGuttuso, Mimmo Paladino, Mario Schifano ed Emilio Tadini, ma anche artisti meno conosciuti come Riccardo Tommasi Ferroni, Gustavo Foppiani, Adelchi Mantovani, Lorenzo Tornabuoni e Giancarlo Vitali, oltre che artisti appartenenti alle ultime generazioni, tra cui Matteo Bergamasco, Bros, e Danilo Buccella, Andrea Chiesi, Vanni Cuoghi, Greta Frau, Federico Guida, Ozmo e Roberto Coda Zabetta, senza dimenticare figure importanti per il fumetto italiano come quelle di Benito Jacovitti, Andrea PazienzaHugo Pratt.
Un elenco, a macchia di leopardo, di quanto avvenuto sul territorio nel periodo considerato" attraverso cui il pubblico può intuire facilmente non solo che "non è più tempo di scuole e correnti e che col nuovo millennio gli artisti, praticamente in blocco, a parte le eccezioni a conferma della regola, hanno deciso di correre da soli, evitando di legarsi ad altri autori e, soprattutto, a un unico critico", ma soprattutto che "l'Italia sta producendo tanti outsider e pochi numeri uno, perché ai numeri uno in fieri, per come è strutturato e gestito il mondo dell'arte nel nostro paese, sono concesse ben poche possibilità di imporsi ed emergere definitivamente dalla massa.
Tuttavia, lo stesso Sciaccaluga, convinto che la vocazione dell'arte italiana rimanesse in ogni caso la pittura, dichiarava che "la pittura made in Italy risulta essere sempre terribilmente pulsante e vitale, vero e unico trait d'union tra le varie regioni del paese e attraverso gli anni di piombo, del boom, della crisi, della seconda Repubblica, delle nuove tecnologie" nonostante "l'esterofilia esasperata e mortificante dei musei, delle riviste e dei curatori nostrani". Con rammarico, infatti, Maurizio annotava nel catalogo della mostra come l'arte italiana fosse stata relegata ai margini del panorama artistico internazionale, anche se "non per inferiorità tecnica, ideologica o culturale, ma per scelta": una marginalità che per il curatore rappresentava un "destino segnato", a cui opporsi trasformando "il margine in centro".
Con le oltre cento opere esposte a Palazzo Reale, Arte Italiana 1968 – 2007 Pittura, quindi, deve essere intesa dagli addetti ai lavori e fruita dagli spettatori come una mostra sperimentale, una prima prova per fare il punto, anche se non esaustivo, sull'evoluzione della pittura italiana negli ultimi anni: lo stesso Vittorio Sgarbi, ideatore della collettiva, ha sostenuto infatti che "ancora lungo e complesso è il lavoro di ricognizione della realtà pittorica italiana", un lavoro in fieri a cui Maurizio non potrà più dare il suo intelligente e appassionato contributo.