Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse recensione libri

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse
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ilprofeta

Autore dal: 19 May 2007
Citta': Bologna
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Data:11 January 2009  Autore:ilprofeta
Categoria:Libri  Letture:1329 Voto:
Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

È possibile una convivenza non segnata dal contrasto etico-interiore quotidiano tra Natura e Spirito, arte e ascesi, eros e logos, immagine e pensiero logico?
Hermann Hesse, nel suo "Narciso e Boccadoro", pubblicato nel 1930 e ambientato nel medioevo, sembra proporre una sintesi etica e morale tra quelle che identifica come le due "anime" che lacerano costantemente l'esistenza umana. Hesse si chiede se vi sia più di un modo per arrivare alla conoscenza – una conoscenza interiore quasi socratica ma anche di ciò che ci circonda – e se queste vie possano ad un certo punto integrarsi o se, al contrario, è necessario perseguire una sola metodologia d'indagine all'interno del percorso esistenziale di ognuno di noi. La questione che Hesse solleva si traduce nell'antitesi (o nell'essere complementare?) tra i due personaggi chiave, Narciso e Boccadoro, appunto. Il primo – espressione diretta del "logos", la ragione – è un giovane che a dispetto della sua giovane età è già maestro presso il convento di Mariabronn (Germania). Erudito di spicco ed intellettualmente molto dotato, egli è destinato a far carriera in ambito ecclesiastico. Il secondo è un giovane – diciotto anni, destinato a diventare artista e strumento dell'eros – del quale il padre intende sbarazzarsi progettando per lui una vita da monaco. L'amicizia che intercorre fin da subito tra questi giovani uomini, destinata a rimanere solida e inalterabile fino alla morte precoce di Boccadoro, è l'elemento cardine sul quale si snoda la narrazione e si incentra l'indagine di Hesse. Narciso e Boccadoro sono persone che la natura ha scelto come incarnazione delle due anime interiori in contrapposizione, ma ciò nonostante assistiamo a un reciproco e profondo rispetto tra i due. Nessuno dei due riesce intimamente a comprendere l'altro, ma vi è in questa incomprensione una sorta di riscoperta dell'opposto che porta entrambi a mettere in discussione non già la loro vita, ma l'impostazione stessa che ha caratterizzato la loro esistenza fino a quel momento. Così, al termine della narrazione, abbiamo Boccadoro che riscontra amaramente la caducità dell'esistenza terrena, del vuoto che lascia una vita di immagini – splendide e terribili – tutte destinate ad esaurirsi. Egli è un grande fuoco che tutto consuma e nulla risparmia, stupendo da vedere, ma destinato a un inesorabile ridimensionamento e, infine, alla scomparsa. D'altro canto Narciso, l'asceta erudito, il teologo, il filosofo, non può esimersi dall'effettuare una altrettanto profonda riflessione sulla propria vita. L'ultimo guizzo del morente Boccadoro, l'ultima sua domanda, segna un profondo solco nell'anima di Narciso, una ferita che non può essere curata con lo studio di Aristotele o Platone. Lo sconcerto del teologo è superiore persino a tutta la sua conoscenza.
Hesse è magistrale nell'evidenziare il lancinante dolore provocato dalla contraddizione di entrambi i personaggi e arriva a dichiarare che "tutta questa vita aveva un senso soltanto se l'uno e l'altro scopo si potevano raggiungere, se non c'era questa scissione provocata da un arido aut aut! Creare, ma non a prezzo della vita! Vivere, ma senza rinunciare alla nobiltà della creazione!". È giusto riflettere su questa questione e su questa spaccatura così contraddittoria, che potrebbe però trasformarsi in sintesi armonica e pacificatrice tra Pensiero e Azione, Logos ed Eros, un'esistenza non dissonante ma forte dell'unità etica scaturita dalla correlazione di due forze alla fine complementari. Elia Pirone
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Autore: cricri2311
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