PIPPO E LA CRITICA DELLA RAGIONE TELEVISIVA di Giorgio Tonelli recensione televisione

PIPPO E LA CRITICA DELLA RAGIONE TELEVISIVA di Giorgio Tonelli
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giorgiotonelli

Autore dal: 02 December 2007
Citta': Bologna
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Data:21 April 2008  Autore:giorgiotonelli
Categoria:Televisione  Letture:924 Voto:
"La vita non assomiglia all'arte ma alla cattiva televisione" è una vecchia battuta di Woody Allen sempre più vera. Per anni si è detto che la Tv è lo specchio della realtà, il sismografo dei tempi che cambiano. Ma oggi lo specchio si è deformato. La nostra vita non sarà granchè, ma la Tv è sicuramente peggio. Forse lo ha pensato anche il Pippo nazionale quando, commentando i dati di ascolto in caduta libera del festival di Sanremo, è sbottato " L'evento ormai non esiste più, esiste solo se c'è l'aspetto scandalistico. Se avessi litigato con Chiambretti il pubblico si sarebbe acceso. Quindi sputiamoci in faccia, scazzottiamoci. Ma così lo imbarbariamo il pubblico, lo fottiamo. Così avremo un'Italia di m…..". L'eroe di mille battaglie televisive, di cento duelli all'ultimo share, si prepara mestamente ad ammainare le bandiere dopo ben 13 edizioni del Festival. Colpito da depressione televisiva. Una malattia simile a quella dei politici che perdono la poltrona. Quasi sicuramente per il Pippo nazional-popolare (antica definizione dell'ex presidente della Rai Enrico Manca) è l'ultimo Sanremo della vita. E Mike Bongiorno "fratello-coltello in Tv" lo consola "Pippo non devi dire le parolacce: se hai fatto un buon lavoro devi essere contento". Ironia della sorte: record di ascolti della seconda serata di Sanremo: quando il giornalista Mario Luzzatto Fegiz litiga con Toto Cutugno accusandolo di aver stonato.

LA PALEOTV: I BUONI MAESTRI

La Storia è 'maestra di vita' anche per la televisione. Per capire come si è arrivati alla Tv di oggi forse bisogna ripercorrere i 54 anni di vita della nostra televisione. La Tv in Italia nasce infatti il 3 gennaio 1954. Con grande approssimazione, si può sostenere che era un Tv facilmente riconoscibile nei tre macrogeneri principali: informazione, intrattenimento ed educazione. Ogni programma aveva un volto preciso e si rivolgeva ad un determinato pubblico. Era un Tv limitata poiché aveva una sigla di inizio e di fine trasmissione. Fino agli anni settanta poi c'erano solo due canali (della serie:o mangi la minestra…..). Era una Tv originale: pensata e realizzata in Italia e capace di differenziare il linguaggio rispetto ai generi. Era una Tv pedagogica: voleva trasmettere valori. Per i più giovani c'era la "Tv dei ragazzi" che sottolineava nei suoi programmi valori come la lealtà, la generosità, l'altruismo. Agli adulti la Tv voleva portare la lingua italiana (celebre il maestro Manzi con 'Non è mai troppo tardi) oppure la grande letteratura in formato teleromanzo: 'I promessi Sposi', 'Il Mulino del Po', 'David Copperfield', 'E le stelle stanno a guardare', 'I fratelli Karamazov' la splendida 'Odissea' con l'introduzione di Ungaretti a inizio puntata….Era una Tv pacifica: poiché non era in guerra con altre Tv, non era aggressiva (non ne aveva bisogno). Era inoltre una Tv condivisa: perlopiù guardata in famiglia con possibilità di dialogo e confronto su quel che si vedeva. Questa televisione, chiamata dai sociologi: paleotelevisione, non esiste più. E' morta con l'avvento delle Tv commerciali nate dalle modifiche legislative e soprattutto dalla crescita del mercato pubblicitario nazionale. Insomma non occorre scomodare quel barbone di Marx per capire che è l'economia che cambia la Tv.

LA NEOTV: TUTTO FA SPETTACOLO

Dall'inizio degli anni 80 la Tv diventa ipertrofica: legata alla pubblicità, si espande in mercati più ampi coprendo l'intero arco delle 24 ore. A cambiare il rapporto fra il telespettatore e la Tv è poi l'utilizzo del telecomando, con il quale possiamo trovare ciò che ci piace in qualsiasi momento ( e il principio di piacere è più forte del principio di dovere) . Questa televisione è ben rappresentata dai 20 minuti di ordinaria follia catodica di 'Blob' in onda quasi ogni sera dal 1989. Nasce la neotelevisione: una tv mescolata, dove i tre macrogeneri preesistenti si riducono ad uno: lo spettacolo, l'intrattenimento. Tutta la tv, in qualche modo, si spettacolarizza. Nasce l'infotainment: mescolanza di informazione e intrattenimento, l'edutainment: mescolanza di intrattenimento ed educazione e così via. Nasce soprattutto il talk show, con la sua caratteristica di tenere insieme l'alto e il basso, il politico, l'intellettuale e la soubrette. E' una Tv seriale: vive di prodotti fatti in serie, possibilmente a basso costo, ma proponibili su diversi mercati. E' una Tv che compra molto e produce poco. Serie americane e cartoni giapponesi, telefilm tedeschi e telenovelas brasiliane. Poi c'è l'invasione dei format: programmi realizzati sul modello di trasmissioni nate e sperimentate con successo all'estero. Inevitabile il livello sempre più basso per quote di mercato più vasto. E' una Tv conflittuale che vive nel duello continuo con le altre emittenti, non solo sul piano degli ascolti, ma anche dello spazio occupato sui giornali ( da qui la necessità di costruire notizie, commenti e polemiche). E' la Tv del " mi raccomando restate con noi", che teme il telecomando come i reali di Francia, durante la Rivoluzione, temevano la ghigliottina. Inoltre è una Tv non più condivisa. Nelle nostre case si sono moltiplicati gli schermi Tv ma sono diminuite le persone. Il rapporto con la televisione è sempre più solitario. Non c'è più il teleforum domestico con commento ad alta voce. Peccato!



LA TV ESISTE SE C'E' UN PUBBLICO

Dalla neo Tv discende la prima regola aurea della "Ragione Televisiva": la Tv o è spazzatura, volgare, maleducata o non è ! Cioè " La Tv esiste se c'è un pubblico". Ma se il pubblico è altrove la Tv non esiste, diventa un ronzio a volte perfino fastidioso.

E' triste ammetterlo: ma c'è un pubblico (anzi un grande pubblico, purtroppo giovanile) che costruisce la propria 'identità' , i propri valori o semplicemente trascorre (inutilmente) il proprio tempo guardando programmi come 'Il Grande Fratello', 'Distraction' , 'La Pupa e il secchione' , 'Cultura moderna' 'Uomini e Donne', 'La vita in diretta', 'L'Isola dei famosi', e si potrebbe continuare. E' una realtà con la quale fare i conti. Staccare la spina non serve. Nell'epoca dell'abbondanza non si può essere quaresimalisti. Occorre intanto capire i termini della questione e tentare una risposta sul piano educativo.

LA CONCORRENZA ABBASSA LA QUALITA'

Eppure neanche 30 anni fa, ci avevano raccontato la favola bella: con l'arrivo del Biscione e compagnia aumenterà la concorrenza televisiva e si eleverà la qualità. Ma la seconda regola aurea della "Ragione Televisiva" dice che "la concorrenza abbassa la qualità" e ci spiega che produrre televisione non è come fabbricare automobili dove, alla fine vince sempre il migliore e se si vuol vivere sugli allori del passato ( vedi la Fiat pre-Marchionne) si rischia una brutta fine. No, in Tv la concorrenza ha abbassato la qualità perché deve aumentare (e difendere) la base d'ascolto. Una regola capìta al volo da un giornalista definibile in mille modi ma non certo a corto di intelligenza: Giuliano Ferrara che, molto prima della caduta da cavallo, nella sigla di un programma di quasi 20 anni fa, emergeva da un bidone della spazzatura, iscrivendosi di diritto nell'elenco dei pionieri della trash –televisione. E ha fatto un certo scalpore (ma solo per un paio di giorni) l'abbandono dello studio Tv di "Buona Domenica" da parte di Claudio Lippi. Non si riconosceva più nel programma del quale era anche co-autore. Lo giudicava troppo volgare e privo di contenuti. Eppure il prodotto andava bene. Cavalcava "vallettopoli" con Elisabetta Gregoracci e raggiungeva i picchi d'ascolto con liti e risse perlopiù fasulle.

Possibile che la Tv possa proporre solo, nei migliore dei casi, programmi in cui l'elettroencefalogramma resta piatto oppure subisce sbalzi solo a causa di quattro urla, due parolacce, tanta maleducazione e tanta ignoranza esposta mediaticamente?

L' OVVIO DEI POPOLI

Chi fa Tv si giustifica sempre dicendo: noi diamo alla gente ciò che vuole! Il ragionamento non fa una piega. E siccome la massa (unico vero valore della neoTV) vuole un certo tipo di prodotto, non resta che assecondare la richiesta. Inoltre la massa quasi mai lascia la strada vecchia per quella nuova. Cerca quel che già conosce. Come ai bambini piace sentire la stessa favola raccontata cento volte. Il pubblico televisivo, forse inconsciamente, ama la Tv ripetitiva. Ama il già visto con variazione. Per questo si parla di "Tv a striscia", perché ad ogni fascia di orario corrisponde un determinato prodotto. Che è sempre quello: a mezzogiorno il programma di cucina, nel primo pomeriggio le chiacchiere sul nulla, a metà pomeriggio il Gossip velinaro e scosciato, la sera la Miniserie, il Quiz show o il Reality show. A metà sera la Sit-com e per finire il Talk show ( che spesso tematizza i personaggi andati in onda poco prima o nel pomeriggio realizzando metatelevisione: Tv che parla di se stessa) . Anche per questi motivi, la terza regola aurea della "Ragione Televisiva" può essere riassunta, nel formula "La Tv è l'ovvio dei popoli". Nulla di nuovo. Lo ha scritto molto meglio il maggior critico Tv, Aldo Grasso sul 'Corriere della Sera' del 16 febbraio scorso "La condizione necessaria per la ricerca della verità è l'incanto, lo stupore. Tutto ciò che è abituale, opaco e ripetitivo – i tre aggettivi che meglio definiscono la nostra Tv- non desta riflessione…Senza la fiction, la Tv è garbatamente ipnotica e raramente insolita, insomma il grado zero della conoscenza".


LA TV E' DEI PUBBLICITARI

Riassumendo: la neoTv è 'naturalmente' volgare perché deve realizzare alti ascolti. E perché mai? La quarta regola aurea della "Ragione Televisiva" ci insegna che 'La Tv non è fatta per gli utenti ma per i pubblicitari, ormai veri padroni del palinsesto e quindi è giusto sottolineare come "la Tv venda i propri spettatori ai pubblicitari". Più spettatori la Tv riesce a vendere, maggiore è il costo dello spazio pubblicitario, minore è il'costo-contatto' per l'inserzionista. In Tv chi fa pubblicità non fa beneficenza. Né si preoccupa della qualità del prodotto televisivo. Vuole un importante risultato di ascolto, unica possibilità per riavere i soldi investiti moltiplicati attraverso le vendite. Anche le regole tuttavia hanno le loro eccezioni. E' il caso di un programma di qualche anno fa. Si chiamava "Bisturi, nessuno è perfetto" che proponeva l'insolita coppia formata dalla postvandeana Irene Pivetti e Platinette. Il programma - clone di un format americano in onda su Italia Uno (rete che si rivolge soprattutto ai giovani) - stava andando molto bene con gli ascolti, ben superiori agli ascolti medi di rete. Ma a causa dei contenuti discutibili - ai partecipanti venivano rifatti nasi, orecchie, seni, glutei, gratuitamente purchè in diretta televisiva - alcune associazioni di teleutenti e di famiglie proposero di boicottare non il programma (troppo facile) ma i prodotti pubblicizzati. Insomma soldi. E quattro-cinque grandi aziende che avevano comprato spazi nel programma hanno improvvisamente scoperto che non era 'in linea con l'immagine dei prodotti' reclamizzati. Ed hanno dato forfait. Risultato? Il programma è stato cancellato non per assenza di telespettatori ma per assenza di inserzionisti!

IL CONSENSO E IL CONSUMO

M la Tv non è solo promozione del consumo. Nell'epoca della società dell'immagine ( ma forse sarebbe meglio definirla dello sguardo) chi non appare non esiste. Anche se il solo apparire gratifica ma non è sufficiente. Per questo motivo la televisione, rispetto alla politica, utilizza tutti i propri artifizi retorici per costruire una credibilità che serve alla costruzione del consenso nell'opinione pubblica. Da sempre il potere è anche produzione e organizzazione del sapere. E oggi l'unico mezzo in grado di raggiungere tutti gli uomini in ogni angolo del mondo è la Tv. Internet infatti ha le stesse caratteristiche ma non è ancora facilmente fruibile da chiunque. Per questo in Tv si vedono sempre politici che stringono mani, sorridono a tutti, abbracciano, a volte baciano, oppure sono indaffarati, scrivono, studiano, sono al telefono. Vogliono dimostrare che lavorano per noi attraverso competenza, affidabilità, capacità amministrativa. Fanno promesse che sanno di non poter minimamente mantenere. Le convention politiche sono ormai fatte solo per la Tv: grandi scenografie, schermi giganti, sventolio di bandiere, applausi spesso a comando. L'evento è per il tubo catodico non per i partecipanti. Tutto ciò per ricordarci la quinta regola aurea della "Ragione Televisiva": "la Tv serve per costruire il consenso o il consumo". Del consumo già sappiamo. Del consenso: è storia nota che in Italia ci sia un signore che ha tre Tv e , ogni tanto, prenota il posto in prima fila anche nelle televisioni non di sua proprietà. La lotta politica nella modernità è anche e soprattutto lotta per il controllo della televisione. E' una lotta senza quartiere che vede impegnati (ed è una nota ben triste) non solo i politici di razza, ma anche presidenti di Regione e perfino sindaci presuntuosi ed arroganti (ma con amici importanti) . Chiedono, comandano, impongono, abituati a trattare gli operatori della comunicazione come loro camerieri. E a poco servono i giusti richiami alla 'schiena dritta' se il rischio concreto per chi fa Tv è poi essere poco utilizzati, relegati a mansioni marginali o peggio. Anche questa è volgarità. Della politica. Magari invisibile agli occhi dei più.

IL VEROSIMILE NON E' IL VERO

C'è chi sostiene che la Tv sia più vera dei giornali perché insieme alla parola ha l'immagine. La questione non è così semplice. Le sgommate della polizia o l'ingresso, armi in pugno, nei casolari che si vedono spesso nei Tg sono pura fiction. Sono verosimili ma non sono assolutamente veri. Del resto, lo ricordava già il pittore Magritte "L'immagine di una pipa" non è una pipa. Il verosimile deborda in falso soprattutto nelle vicende belliche. Già dai tempi della guerra di Crimea, per contenere la protesta dell'opinione pubblica, venne mandato un celebre fotografo Roger Fenton che fece foto di ufficiali con tavole imbandite, sorrisi di zuavi e turchi. La realtà, ovviamente, era ben diversa da un pic nic. Né ha senso parlare di realtà quando si guardano i reality che sono veri e propri testi televisivi, in genere malscritti e peggio recitati. E fece scalpore in un congresso di giornalisti Rai, la denuncia di Federico Scianò, di un telegiornale che mise in onda tre falsi collegamenti da Parigi, New York e una non meglio precisata località del Medio Oriente. In realtà i tre corrispondenti erano distanti poche decine di metri dallo studio della messa in onda. Ma per sottolineare meglio la differenza fra vero e verosimile cito un caso-scuola. Siamo nel marzo del 1998. Impazza nei cinema il film "Titanic" con protagonista Leonardo Di Caprio. Sulle agenzie esce la notizia che una ragazzina di 12 anni di Castelfranco Emilia, provincia di Modena, ha visto il film 47 volte. Tg1 e Tg2 chiedono il servizio per la sera. Il corrispondente Rai Giorgio Boschini, 'vecchio' cronista dell' "Avvenire d'Italia", abituato a vedere ma anche a capire le situazioni, intervista la ragazzina, ma scopre anche la vera storia: la ragazzina è figlia di genitori separati e la madre che lavora in una agenzia di pulizie, ogni sera 'parcheggiava' la figlia presso un amico di famiglia che fa la maschera al cinema. Una storia ben diversa dunque, dove la passione per il film è un elemento secondario rispetto alla difficoltà di una madre che deve lavorare e accudire la figlia. Sul Tg regionale è andata in onda la vera storia di una disagio familiare. Sui Tg nazionali, fedeli al canovaccio che li obbliga a chiudere sempre con un happy-end , scorrono invece solo le immagini del film con la ragazzina che dice quanto gli è piaciuto. Fortunatamente la storia è a lieto fine: la casa distributrice del film "Titanic", debitrice di tanta pubblicità gratuita, ha regalato una crociera a madre e figlia. Da qui la sesta e ultima regola aurea della "Ragione Televisiva" : "la Tv spesso è verosimile, ma non sempre è vera". E la capacità di manipolare la realtà è forse una delle maggiori volgarità che si possano fare con la Tv. Perchè trova lo spettatore completamente indifeso e incapace di reagire. Se infatti di fronte a parolacce, gestacci, frasi piene di doppi sensi, maghi, ciarlatani, cartomanti, linee telefoniche bollenti, il telecomando resta l'arma più sicura, di fronte al 'tarocco' Tv lo spettatore non ha nessuno strumento di controllo.

LE RAGIONI E LA RAGIONE

La Tv ha le sue ragioni che la ragione può capire ma non può accettare. Perché è troppo stretto il legame fra televisione e identità nazionale, televisione e società, televisione e formazione, televisione e cultura popolare per abbandonarla agli "animal spirits" di una legittimazione proveniente unicamente dall'audience. Di fatto, tutti a parole non vogliono più la Tv – spazzatura ma quasi tutti continuano a guardarla. Tutti vorrebbero, a parole, più programmi culturali, ma sono poi sempre molto pochi gli spettatori. Nessuno vuole e può proporre la vecchia Tv pedagogica che ha accompagnato lo sviluppo d'Italia, però occorre un segnale forte di cambiamento. Troppo importante la posta in gioco. Certo, così come fa più notizia un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce, si parla più della cattiva televisione che della buona Tv che spesso è nascosta, in orari impraticabili, ma esiste. Occorre cercarla, magari videoregistrarla, proporla agli amici. La differenza non è nel genere televisivo ma nel gusto, nella sensibilità e nella cultura di chi elabora il programma.

Fanno ben sperare ( ma è ancora troppo poco) il successo delle letture di Dante fatte da Benigni o le migliaia di giovani che ogni anno accorrono ai vari festival della letteratura, della filosofia o della poesia persino della matematica sparsi nel Belpaese. Forse l'Italia sta cambiando ma la Tv non se ne accorge, troppo impegnata a rimirarsi l'ombelico. Lei che pensa di essere l'ombelico del mondo, quando il mondo è ormai da un'altra parte. I giovani dei festival di letteratura da tempo non guardano più la Tv, magari sono sul Web oppure al cinema o a teatro. Per gli altri, Sanremo è l'istituzione in abito da sera, quasi uno "Zecchino d'oro" per grandi. Fanno zapping altrove. Alla ricerca dell'ultimo sputo, dell'ultima telerissa. Insomma, non c'è troppo da stare allegri. Forse ha proprio ragione Pippo Baudo.
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Autore: oddonedavid
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