The Cult
Posso affermare di aver visto i Cult in due fasi distinte della loro carriera: nel 1986 ( a Bologna, Palasport di P.zza Azzarita, supportati dagli australiani The Church ) durante il loro apice come portavoce di un rock Gotico/Psichedelico con sonorità New Wave molto in voga già da fine anni settanta e nel 1989 ( a Milano, Palatrussardi, dove si esibirono di spalla agli Aerosmith ) in cui la loro svolta verso l'Hard Rock testimoniò una trasformazione assolutamente radicale nel loro fare musica ( cambiamento da me molto gradito ); di quest'ultimo periodo album come " Electric " e " Sonic Temple " rappresentano due veri masterpiece dell'epoca, mentre relativamente al primo periodo " Love " rappresenta il lavoro che ne ha catapultato la fama in tutto il mondo . E per celebrare, appunto, il 25esimo anniversario dall'uscita di " Love ", ciò che rimane della formazione originale, e cioè Ian Atsbury alla voce e Billy Duffy alla chitarra, ha deciso di intraprendere un tour mondiale in cui " esibire " le due differenti epoche attraversate dalla band anglossassone. Non potevo perdere assolutamente la data di Bologna ( Estragon ), in cui l'affluenza è stata veramente massiccia a testimonianza del fatto che la buona musica non si dimentica mai. Miei compagni di avventura sono stati il redivivo Michele, la conturbante Anto ( di cui ho già accennato in una mia precedente recensione ) e tre new entry, la sempreverde Barbara, il perticone Davide detto " Pennello " e Giuseppe.
I ns. eroi, la cui formazione era completata dal bassista Chris Wyse, da un secondo chitarrista e dal'italianissimo batterista, hanno dapprima riprodotto fedelmente ( anche in ordine di scaletta del disco ) " Love " sciorinando uno dopo l'altro tutte le gemme di cui è composto, da Nirvana a Big Neon Glitter, da Love a The Phoenix, passando attraverso la cupa Brother Wolf/Sister Moon e, per la delizia di tutti, facendo zompare la folla con Rain, Revolution e She Sells Sanctuary ( i singoli con un maggior appeal commerciale ). Un "panzuto" ma sempre carismatico Ian Atsbury la cui voce, a dir la verità, andava e veniva ha alternato l'attenzione del pubblico con un ispirato Billy Duffy che ha riprodotto senza sbavature i riffs e le distorsioni della sei corde, che ben ricordavo. A far da spartiacque tra i due momenti storici attraversati dalla band, Black Angel,una cupa e melodica ballad. Ma ecco il momento che aspettavo con maggior frenesia, ovvero il loro repertorio Hard Rock che inizia al fulmicotone con Electric Ocean, Lil' devil e Wildflower ( da Electric, prodotto dal quel maestro di Rick Rubin ) a cui seguono Sun King e Firewoman estratti da " Sonic Temple, che hanno letteralmente incendiato la platea; mentre i ricordi della data di Milano a cui assistetti nel lontano ottobre 1989 si accavallavano, la finale Love Removal Machine, trascinante e scatenata, mi ha risvegliato. Va be', torniamocene pure a casa, ma una bella maglietta dell'evento me lo ricorderà per tanto tempo.