Tsunami: quando la solidarietà è videodipendente di Giorgio Tonelli recensione televisione

Tsunami: quando la solidarietà è videodipendente di Giorgio Tonelli
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giorgiotonelli

Autore dal: 02 December 2007
Citta': Bologna
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Data:05 January 2008  Autore:giorgiotonelli
Categoria:Televisione  Letture:1203 Voto:
Tsunami: quando la solidarietà è videodipendente di Giorgio Tonelli

Nella società dell'immagine esiste solo ciò che si vede. Quel che non appare, non esiste. L'opinione pubblica se non vede, non crede. Ma se vede, è capace anche di significativi gesti di vicinanza e solidarietà. Come è avvenuto per le vittime dello tsunami nel Sudest asiatico. Merito soprattutto della televisione: è infatti più facile raccontare un maremoto in Tv rispetto a strumenti di comunicazione come la radio o la carta stampata. Vediamo le immagini dei cadaveri, le distruzioni, gli effetti su intere città, sentiamo le voci, i lamenti dei sopravvissuti, le testimonianze. La presenza di tanti occidentali ha inoltre costretto il sistema dei media a "coprire" l'evento sicuramente meglio che in altre occasioni, né è mancato (soprattutto in Italia) qualche "scivolone" nella prima fase- quando non si aveva la percezione del numero delle vittime e delle dimensioni del disastro- e troppe parole sono state utilizzate per i vip in vacanza anziché per le vittime dell'apocalisse. Quel che è certo è che la televisione, ancora una volta, ha celebrato la sua potenza. E nel nostro Paese, la Rai, come sempre avviene in presenza di catastrofi, calamità,attentati, ha notevolmente distanziato negli ascolti e nella credibilità i competitori. Ma soprattutto, e questo è forse il principale elemento di novità, abbiamo il racconto per immagini di una enorme tragedia naturale mentre sta avvenendo, con decine e decine di punti di vista diversi. "Merito" dell'esercito di turisti armati di videocamere digitali. Certo, anche quando c'è un terremoto in Giappone, le Tv presentano le immagini di oggetti che cadono dalle scansie di supermercati (riprese dalle videocamere di sicurezza) o conduttori televisivi in diretta con il tavolo di conduzione improvvisamente traballante. Ma è solo con l' attentato alle Twin Towers, nella città più cablata e televisivamente coperta del globo, che assistiamo (per la seconda torre addirittura in diretta mondiale) a una immane tragedia mentre accade e non solo per gli effetti che produce. Ma un altro mezzo più giovane ha celebrato la sua potenza: internet. Non solo per l'enorme contributo che ha offerto nella ricerca dei dispersi, ma anche per la molteplicità di immagini che ha fatto circolare su questa tragedia. Internet, nei primi giorni del dopo-maremoto, è stata l' unica fonte per i Tg di tutto il mondo. Del resto, basta un qualsiasi motore di ricerca per trovare foto e filmati amatoriali della tragedia nel Sudest asiatico . Né sapremo mai quanti turisti hanno perso la vita proprio mentre stavano riprendendo l'immagine di quell'onda sicuramente inattesa, spettacolare ed assassina. Filmati a volte inquietanti. Su internet si vede e si ascolta chi, dall'alto del proprio albergo, commenta il disastro sotto di sé con glaciale distacco, quasi fosse alla proiezione di un film. Chi invece, più in basso, alla sorpresa ed allo stupore di quell'onda inconsueta fa seguire urla di terrore. Ma c'è anche chi (ed è l'aspetto più riprovevole e moralmente censurabile) continua a riprendere con la videocamera mentre, a poca distanza, due uomini si aggrappano ad un cavo per poi rimanere definitivamente trascinati via dalla forza dell'onda successiva. Molti degli scampati hanno denunciato l'indifferenza di quei turisti che, invece di aiutare chi era in difficoltà, continuava imperturbabile a riprendere con la videocamera. Dunque la triangolazione videocamere-internet-Tv ha avuto un effetto positivo. Ha cioè fatto capire all'opinione pubblica mondiale la gravità di quanto successo, facendo scattare la grande mobilitazione per portare aiuti e promuovere iniziative per le popolazioni colpite. Eppure ogni medaglia ha il suo rovescio. Secondo una inchiesta dell' "Eta Meta Research" (che ha monitorato le sette principali reti Tv italiane dal 27 dicembre al 6 gennaio) realizzata in collaborazione con un centinaio di esperti fra psicologi, psicopedagogisti e medici, la televisione ha ecceduto nel diritto di cronaca e si è trasformata in una insidia psicologica per la salute dei telespettatori, specie i più giovani. In meno di due settimane sono state quasi 850 le ore di trasmissione dedicate al disastro. Per sei esperti su dieci, la Tv ha concentrato in pochi giorni dolore e sofferenza sufficiente per un anno. Più a rischio ovviamente bambini (43%) e anziani (32%) ma anche soggetti con problemi psicologici o predisposti a stati depressivi (21%). Fra il poco o nulla televisivo del ciclone che in Bangladesh nel 1970 uccise 500mila persone o del terremoto in Cina che nel 1976 fece 600mila morti e l'orgia di immagini dell'ultimo maremoto, occorrerà dunque trovare un punto di equilibrio. Nella consapevolezza, tuttavia, che quando il circo mediatico sposterà altrove i propri riflettori , in quello stesso momento le promesse d'impegno dei governi verranno cancellate ( degli aiuti sottoscritti dai paesi ricchi ai terremotati dell'Iran del 2003 è arrivato appena l'uno per cento), l'opinione pubblica si assopirà, per gli scampati resterà l'emergenza. E ogni richiesta d'aiuto per ricostruire un futuro resterà inascoltata.
Giorgio Tonelli

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Autore: redazione
Monsieur Goldoni di Pietro Favari. Voglio scrivere e raccontare la vita leggendo nel grande libro del Mondo. Perchè il Teatro è il Mondo. Ed il Mondo è Teatro. Magico Goldoni. Nelle Mémoires Goldoni racconta gli slanci, gli aneliti, le ansie, le delusioni, i successi, i fallimenti di un uomo che visse di arte e di passioni, che pose alla base delle sue commedie, numerosissime, la vita reale, regalandoci un vero e proprio affresco completo della società del ‘700.
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