Prigioniera di Teheran di Nemat Marina

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Autore : bellagiada
Pubblicata il : 30 January 2008


  
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Prigioniera di Teheran di Nemat Marina

Marina è solo una delle centinaia di ragazze imprigionate ingiustamente a Evin, l'imponente e spettrale prigione di Teheran che si staglia minacciosa ai piedi dei monti Elburz, dopo la vittoria dei rivoluzionari islamici e la costrizione all'esilio dello scià il 16 gennaio 1979 con conseguente ed immediato rientro in Iran dell'ayatollah Khomeini. La caduta del governo iraniano, ottenuta dopo anni di sommosse e attentati da parte dei fondamentalisti islamici, porta alla nascita di un regime proibizionista e intollerante. Poco tempo dopo la rivoluzione le donne iniziano ad essere obbligate ad indossare lo hijab islamico completo, i balli e la musica vengono severamente proibiti così come ogni altro tipo di svago considerato immorale, la libertà di parola diventa un privilegio dei soli seguaci dell'ayatollah e i guardiani della rivoluzione iniziano a militare lungo le strade armati di kalashnikov assicurandosi di far rispettare le nuove leggi.
Durante gli anni a seguire l'Iran sprofonda nel caos più totale; uomini e donne di ogni età e ceto sociale vengono arrestati, torturati e condannati a morte per i motivi più futili.
E' il 15 gennaio 1982 quando Marina, allora appena sedicenne, viene arrestata e condotta dietro le sovraffollate sbarre del carcere di Evin, considerato il fulcro della malvagità e della violenza che stanno lentamente distruggendo il Paese. Dentro la prigione subisce torture fisiche e psicologiche, viene processata e condannata a morte, pena successivamente commutata in ergastolo, da uomini sadici e accecati dall'odio, vengono messi in dubbio i suoi valori e i principi sui quali aveva basato la propria vita fino a quel momento. Marina però è forte,
Marina non è destinata a morire tra quelle squallide quattro mura. La vita le concede la possibilità di sopravvivere tra le incandescenti fiamme dell'inferno che la circonda, anche se ciò vuol dire rinnegare, almeno esteriormente, il proprio passato e nascondere le proprie emozioni. Non c'è pena per chi entra a Evin e Marina impara presto che per sperare di uscirne è necessario scendere a patti con se stessi e con la propria coscienza.
Quest'autobiografia è una sorprendente testimonianza della perfidia umana e delle inconcepibili ingiustizie perpetrate ai danni di giovani innocenti, spesso uccisi solo per detto o scritto una parola di troopo, inconsapevoli del rischio che correvano.
Marina Nemat oggi è una donna forte e caparbia, una donne che ha lottato per riconquistare la libertà che le era stata ingiustamente sottratta e ne sa apprezzare l'inestimabile valore.
Trovo che il libro sia molto bello e toccante anche se, personalmente, avrei dedicato un po' più di spazio alla descrizione delle agghiaccianti torture "giustificate" a cui si dedicavano quotidianamente i feroci guardiani della tetra prigione iraniana e alle quali Marina è stata sottoposta per due anni, due mesi e dodici giorni.
Menin Giada