Gli Inganni della Storia di Nerino Rossi

Risorsa :
Autore : giorgiotonelli
Pubblicata il : 30 December 2008


  
Profilo giorgiotonelli
Esordisce nel giornalismo, come critico cinematografico, a 16 anni sul mensile “New People” della comunità Giovanni XXIII di don Oreste Benzi di Rimini. Scrive sul settimanale della Chiesa riminese “Il Ponte” fin dal primo numero del 25 dicembre 1976. Nel frattempo prende la maturità scientifica (60/60) al liceo ‘Einstein’ di Rimini e si laurea in Filosofia (110 e lode) all’università di Bologna . Vincitore di concorso per titoli ed esami (quarto su 250 alle prove di ammissione) è stato borsista per un anno (1981-82) nelle redazioni Rai del Tg2, Gr2, Gr3, Torino e Pescara. Dal 1985 è alla sede Rai di Bologna dove ha svolto varie mansioni interne con diverse qualifiche. Per quattro anni è stato caporedattore della sede Rai dell’Emilia Romagna, incarico che ha lasciato nell’ottobre 2003 dopo l’ukase del sindaco di centrodestra di Bologna Giorgio Guazzaloca che lo ha accusato di una ‘gestione del Tg non equilibrata’. Per un breve periodo ha avuto anche l’interim della redazione Rai delle Marche. Da diversi anni collabora con le principali testate nazionali (in particolare Tg1 e Tg3) per i servizi di politica interna. Dal 2003 è docente a contratto di “Teorie e tecnica del linguaggio radiotelevisivo” all’università del Molise. E’ segretario dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna. Dal 1989 al 1994 è stato componente del Direttivo dell’Aser, Associazione Stampa Emilia Romagna. Nel 1990, in rappresentanza del sindacato, è fra i fondatori dell’IFG, Istituto di Formazione al Giornalismo di Bologna, divenuto poi Scuola Superiore di Giornalismo. Dal 1998 al 2001 è stato presidente regionale dell’Ucsi, Unione Cattolica Stampa italiana, di cui è segretario nazionale dal 2004. Fa parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto De Gasperi dell’Emilia Romagna.
Gli inganni della storia di Nerino RossiGli inganni della storia di Nerino Rossi

La storia non è mai scritta una volta sola. A volte è vera, a volte è verosimile,  a volte è scritta in malafede o con pressappochismo o semplice scarsità di informazioni. Ma non mancano i casi di veri e propri falsi e omissioni. E poi, si sa, la storia viene sempre scritta dai vincitori. Lo ricorda lo scrittore Nerino Rossi  che, con il suo ultimo libro "Gli inganni della Storia" edito da Marsilio, abbandona i romanzi per tornare al suo  mestiere di giornalista. Poiché cos'è, o dovrebbe essere il giornalista, se non colui che va alla ricerca del vero? Il libro, scritto in 120 pagine, scorazza, forse con troppa disinvoltura, fra 2mila anni di storia, segnalando un incredibile numero di falsi e di luoghi comuni che l'esploratore Rossi scopre e denuncia, attingendo da altri testi, documenti e, in qualche caso, anche a testimonianze  personali. E' un libro che ci  consegna una storia da riscrivere. Basta modificare il punto di osservazione e ci domanderemo per esempio chi era il colto e chi il selvaggio fra Gengis Khan e Carlo Magno? Scopriremo un Medioevo  aureo e non buio e tenebroso, soldati piemontesi non meno feroci dei briganti meridionali, l'inutilità della prima guerra mondiale (L'Austria era già disposta a cedere Trento e Trieste), i massacri compiuti dagli italiani in Abissinia con l' utilizzo dei gas, la violazione di convenzioni internazionali al processo di Norimberga per arrivare ai giorni nostri ed alle false prove sull'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq.
Il punto è –sostiene Nerino Rossi- che i falsi della storia sono difficilmente estirpabili "e abbiamo visto che molte sono le ragioni, ma la principale è che piacciono di più delle verità".


LA BUONA LEZIONE DI STORIA
Il ricordo del professore di storia e filosofia del liceo classico Galvani di Bologna (Nerino Rossi è nato a Castenaso) è lo spunto del libro. Annota Nerino Rossi "Ci insegnò a diffidare di luoghi comuni, di credenze consolidate, di allusioni interessate, di fantasie elevate a verità. Ci presentò, svestiti, i grandi personaggi della storia, da Alessandro Magno a Messalina a Caracalla a papa Alessandro VI, da Cavour a Garibaldi ai Savoia. In alcuni casi ne uscimmo ammirati, in altri casi salutarmente scandalizzati".      
E'dunque un libro che educa all'arte del dubbio, specie quando si ha a che fare con la storia. Ed insegna a selezionarne i prodotti, a distinguere, a verificare. Poiché –è l'amara considerazione del libro- la storia si adatta ai tempi e si fa schiava dei padroni del momento. E aggiunge "i tempi e il luogo contano, eccome contano, se vogliamo formulare dei giudizi che abbiano un fondamento". Significativamente l'ultimo capitolo del libro si sofferma sull' "accelerazione della menzogna" dovuta allo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione.  Niente di nuovo, per carità poiché "la menzogna è nata con l'arrivo dell'uomo sul pianeta". Però la lettura del libro ci accende un segnale di allarme: gli inganni della Storia continuano.